Christian Bartolomeo - La bambola sepolta

08.06.2026


Il romanzo parte da un’immagine fortissima: Maria Novak, sepolta trent’anni prima, riemerge dal cimitero come una bambola perfetta, con un foro di pistola in testa e un caso archiviato troppo in fretta come suicidio. Da lì si apre un intreccio che funziona. La trama è bella, costruita bene, con i pezzi che si incastrano piano. Quando poi compare il secondo cadavere sul campo da golf, il mistero si infittisce davvero e ti viene voglia di andare avanti per capire.


La lettura è scorrevole. I capitoli scorrono veloci, il ritmo è giusto: non ti annoia, ma si prende anche il tempo per respirare. Belli i posti descritti. Senti la Calabria, la salsedine, il profumo del mare che entra nelle scene. I luoghi non fanno da sfondo, diventano parte della storia e aiutano a capire il clima che circonda Nerea.


Il punto di forza è Nerea Flora. Appena trasferita da Agrigento, caparbia e scomoda, è una commissaria che indaga senza sconti, anche contro i colleghi e contro le convenienze. Quello che mi è piaciuto di più è che ci entri dentro davvero. Il libro ti fa capire quello che ha dentro: i dubbi, i pensieri che si fa di notte, le incertezze sul lavoro e sugli affetti. Non è un’eroina invincibile. È umana e proprio per questo entri in empatia subito.


Oltre al giallo, il romanzo lascia spazio a momenti di riflessione che arrivano naturali. Nerea si chiede cosa significhi fare giustizia, quanto pesi la fede quando il male ti passa davanti, e se l’amore per il lavoro basti a tenere insieme tutto il resto. Sono passaggi brevi, ma intensi, che danno spessore alla storia e ti fanno fermare un attimo a pensare anche tu.

Poi il finale. Che finale! Non è un punto, è una porta che resta socchiusa. Ti lascia col fiato sospeso e con la certezza di una cosa: questa NON è la fine per Nerea Flora. È solo l’inizio. L’autore non chiude tutto in un fiocco, e fa benissimo. Ci lascia con la voglia bruciante di ritrovarla, di seguirla nella prossima indagine, di vedere dove la porteranno caparbietà e fede. Un finale che non chiude, ma accende, noi lettori non possiamo che dire: a presto, commissario.

Questo è un noir ben scritto, che ti prende senza urlare, ma ti resta addosso, con una trama intrigante, luoghi che respirano mare e una protagonista che ti porti nel cuore. Se piacciono i gialli con anima e personaggi veri, questo libro vi piacerà. Soprattutto, vi lascerà con una domanda sola in testa: quando torna Nerea?

Morire due volte: sprofondare, riemergere dalla terra e sprofondare di nuovo. È il destino di Maria Novak, sepolta trent'anni prima e rinvenuta accidentalmente al cimitero. Un caso già archiviato come suicidio, nonostante, ed è curioso, il corpo presenti un buco di pistola in testa e appaia straordinariamente conservato, al pari di una bambola. Il commissario Nerea Flora, appena trasferita da Agrigento alla Calabria, in questa storia sente fetu d'abbrusciatu. Caparbia e scomoda, indaga senza sconti, scontrandosi con colleghi e famiglia. Quando un secondo cadavere appare su di un campo da golf, il mistero si infittisce e Nerea dovrà imparare a distinguere gli alleati dai nemici, mentre tenta di tenere insieme i suoi affetti. Saranno sufficienti l'amore per il suo lavoro e la fede in Dio a sostenerla? 

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