Ippolito Edmondo Ferrario - Il banchiere nero e la bambina scomparsa

30.12.2025

I libri di Ippolito sono una garanzia; Raoul Sforza, il famoso banchiere nero è un personaggio incredibile. È un uomo tutto d'un pezzo, sembra che niente lo scalfisca, si fa vedere duro, forte, addirittura insensibile e per lo più è vero ma continuando a leggere di lui e scoprendo piano piano quello che ha nel cuore si capisce che si protegge con una corazza. Quello che è vero è che è deciso e sicuro di sé, è certamente forte, costruisce piani articolati per i suoi scopi, è intelligente e non sempre segue la legge, fa giustizia ma a modo suo. Ha un'ottima spalla, il suo autista, che lo segue come un'ombra e senza tante parole capisce già che mosse deve fare.
In questo capitolo il banchiere si imbatte nella morte di Osvaldo Russo, uomo da lui conosciuto, che lo porta ad andare a Realto. Sembra un suicidio ma Raoul ci vuole vedere chiaro, non è sicuro che Osvaldo si potesse suicidare, perché poi? Inizia quindi la sua indagine personale, la porterà avanti a modo suo e porterà ai risultati attesi.

La scrittura di Ippolito è ammaliante, l' autore riesce a catturare l' attenzione. Quello che mi piace è che seguo Raoul quando si ferma per mangiare, perché si rende conto che è il momento di accontentare lo stomaco per avere le forze necessarie per costruire le sue trame. È amante della buona cucina, della tradizione, ovviamente del buon vino e dopo un buon digestivo e uno dei suoi ottimi sigari. Quando è nel momento dell' azione quindi le parole dell' autore aumentano la tensione e il ritmo e non puoi bloccare la lettura mentre sta lottando proprio con la persona che credeva colpevole; ma anche quando, Raoul, pensa al suo passato e, un po' per volta, si scopre. 
Fra le pagine di Ippolito ho trovato una sconvolgente inchiesta. La vicenda trae ispirazione da un fatto di cronaca realmente accaduto: il rapimento e l’omicidio di Maria Teresa Novara, avvenuto a Canale d’Asti nel 1968, un caso che allora sconvolse l’Italia intera. Ferrario ne offre una rilettura narrativa che restituisce tutta la drammaticità di una storia segnata da domande rimaste senza risposta generando però alcune risposte, plausibili e ricordando che Maria Teresa era solo una bambina. Questo noir intreccia storia e memoria collettiva, in monti passaggi mi ha strinto il cuore, non si capisce come, a volte, qualche essere umano arrivi a distruggere un suo simile, cosa spinge a farlo.

Liguria, valle Argentina, a pochi chilometri da Sanremo. Tra il 1968 e il 1969 questo incantevole angolo di entroterra diventa lo scenario di un crimine efferato che ha come vittima Maria Teresa Rebaudo, una ragazzina di soli tredici anni, rapita dalla casa degli zii in piena notte a Badalucco. Della piccola, da quel maledetto 16 dicembre del 1968, si perdono le tracce fino a quando non viene ritrovata morta, dopo otto mesi di prigionia, nel sotterraneo di una casa isolata, a pochi chilometri da Triora, antico borgo divenuto famoso nel tempo per il processo alle streghe. Dopo più di cinquant'anni, il ritrovamento del cadavere di Osvaldo Russo, originario di Milano, genera una strana inquietudine tra i pochi abitanti di Realdo, frazione di Triora. Le circostanze farebbero pensare ad un suicidio, ma c'è chi non ne è del tutto convinto, al di là della versione ufficiale fornita dalle forze dell'ordine. Costui, già amico del Russo, è Raoul Sforza, meglio conosciuto come il "banchiere nero", uomo da sempre al centro di scandali e processi, con un passato legato al mondo della destra eversiva. Freddo e calcolatore, cinico e spietato, Sforza si calerà nelle atmosfere suggestive della valle, conducendo un'indagine personale dai risvolti imprevedibili e devastanti. 

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