Yaprak Öz - Il fiore di Farahnaz
Quello che mi ha spinto alla lettura di questo romanzo è stato in prima battuta la protagonista. Sarta, donna e moglie che adora i gialli, legge e guarda le serie TV in voga in quegli anni, veste subito i panni dell' investigatrice per portare alla luce la verità nel momento in cui si rende conto che chi di dovere non riesce ad andare avanti. Lei ha fame di sapere e soprattutto desidera ritrovare la serenità; l'altra cosa è stata l' ambientazione perché le letture che ho fatto fino ad ora non erano ambientate in Turchia. Sono luoghi che conosco poco, ma tanto suggestivi! Ho avuto il piacere di visitare Istanbul qualche anno fa e mi è rimasta la curiosità di conoscere meglio gli usi e i costumi. Quello che mi è piaciuto molto è che l'autrice è riuscita a riportarmi indietro nel tempo dei luoghi è ambientato il romanzo attraverso belle descrizioni dei posti, delle abitudini, dei vestiti e di cibi. Sono riuscita nuovamente a fare un viaggio in Turchia a passeggiare per le strade di questa zona residenziale dove si muovono i personaggi alla fine degli anni settanta. Leggendo ho conosciuto meglio la protagonista che mi è risultata ancora più simpatica, ho sentito molta empatia. Con lei anche le altre donne che abitano nella stessa zona residenziale e ovviamente i mariti anche se non vengono descritti in modo approfondito come le donne, purtroppo per loro le attenzioni dei lettori non cadranno spesso su di loro..
Viene trovato il corpo di una donna residente nella zona e subito la polizia si mette a lavoro ma non trova molti indizi e probabilmente chiuderanno il caso attribuendo la colpa a un detenuto che era sfuggito alla giustizia proprio in quei giorni ma Yildiz, la protagonista, non è convinta e indaga per conto suo e con le sue sole forze.
Inizialmente la lettura non mi è risultata molto coinvolgente. L'argomento principale era l'abbigliamento. Le donne del quartiere commissionavano i vestiti a Yildiz, si trovavano a casa sua, lei prendeva le misure, sceglievano il tessuto, magari prendevano il thè e parlavano quindi niente brivido. Trasmetteva però l'armonia che regnava tra quelle persone e permetteva di respirare le abitudini di quegli anni in una terra da noi lontana. Le pagine scorrevano senza sosta e piano piano si è presentata anche la souspance per il terribile ritrovamento del corpo. Da quel momento il ritmo è un po' cambiato, l'autrice ha continuato e seguire i tempi della protagonista che utilizza i suoi doni per arrivare alla realtà quindi non c'è un andamento serrato e stressante ma utilizzando ago e filo Yildiz ha scoperto la verità. La trama risulta ingarbugliata, non ero riuscita a capire ogni minimo dettaglio e mi sono rimaste impresse le descrizioni, precise, accurate e dettagliate!

Siamo alla fine degli anni Settanta e la Turchia attraversa un periodo di instabilità politica ed economica, ma a Kilic, zona residenziale, dove vivono ingegneri e medici in servizio nel complesso minerario adiacente alla città di Zonguldak sulla costa del Mar Nero, la vita scorre tranquilla e spensierata, tra serate al cinema, partite a canasta, balli e cene. La piccola comunità di funzionari è infatti molto unita e i rapporti di vicinato sono improntati alla massima solidarietà fino quando la moglie del direttore degli impianti minerari non viene trovata morta. Questo non sarà che il primo di una serie di eventi inquietanti che culminerà con un altro atroce omicidio. La polizia indaga, ed è pronta ad attribuire i crimini a uno sbandato del posto. Ma Yildiz, moglie di uno degli ingegneri, divoratrice di gialli e sarta per passione, non si accontenta. Da acuta osservatrice, accumula indizi che la portano a conclusioni ben diverse.